
Intervista di Lorenzo Chierici
L’endocrinologia è una branca molto importante della medicina, che molti pazienti non conoscono, grazie alla quale vengono curate patologie diffusissime, come le patologie tiroidee, il diabete e l’obesità. Ne parliamo con la dottoressa Chiara Secchi, endocrinologa e diabetologa al Poliambulatorio 3C Salute di Reggio Emilia, dove si occupa di visite diabetologiche, endocrinologiche e di visite per il trattamento farmacologico dell’obesità.
La dottoressa Secchi consegue la laurea con lode in Medicina e Chirurgia nel 2013, all’Università Campus Biomedico di Roma, per poi specializzarsi in Endocrinologia e Malattie del metabolismo, anche qui con lode, all’Azienda Universitaria Ospedaliera Santa Maria alle Scotte di Siena.
Dopo la laurea e la specializzazione, l’endocrinologa del Poliambulatorio 3C Salute vive varie esperienze professionali, alcune ancora in corso, presso importanti poliambulatori capitolini. È solo nel 2020 che sale in territorio reggiano, assumendo l’incarico di Endocrinologa al Presidio ospedaliero provinciale dell’Arcispedale Santa Maria Nuova di Reggio.
La dottoressa Secchi, al Poliambulatorio 3C Salute si occupa in particolare di ecografie ed ecocolordoppler tiroidei, con conseguente valutazione dell’iter diagnostico-terapeutico di gestione delle disfunzioni tiroidee in gravidanza, della gestione del paziente obeso o comunque in sovrappeso e del paziente affetto da iper/ipofunzionamenti ipofisari, patologie tumorali ipofisarie, patologie paratiroidee, con valutazione delle eventuali complicanze (osteoporosi, iper/ipocalcemia) e pazienti affetti da PCOS e da altre disfunzioni ovariche, così come la gestione del paziente diabetico e delle complicanze croniche legate al diabete.
Nella sua carriera, la dottoressa Chiara Secchi è anche autrice e co-autrice di svariate pubblicazioni scientifiche e ha partecipato a numerosi congressi a carattere nazionale e internazionale.
Dottoressa, ci descriva brevemente la figura dell’endocronologo. Di che cosa si occupa?
“L’endocrinologo è un medico specializzato nelle patologie endocrine, quindi in tutte quelle patologie che riguardano gli organi che producono ormoni. I più famosi sono la tiroide, le paratiroidi, i surreni, le gonadi; inoltre, nell’ambito dell’endocrinologia ricopre un ruolo molto importante anche la parte endocrina del pancreas che crea una materia a sé: quella della diabetologia. Endocrinologo e diabetologo seguono il medesimo percorso formativo e hanno quindi la medesima specializzazione per curare problemi ormonali e diabete. Ad oggi, con la scoperta del ruolo sempre più importante degli ormoni, rientra tra le patologie endocrine anche l’obesità, dovuta molto spesso a condizioni di pre-diabete o di alterazione del metabolismo che portano poi ad un aumento di peso”.
L’importanza della tiroide nella nostra salute
Quando si parla di endocrinologia si pensa subito alla tiroide. Quali sono le sue funzioni e quali sono gli aspetti della nostra salute legati a tale organo?
“La tiroide è l’organo endocrino forse più “famoso”, almeno nel nostro paese, visto che nella popolazione italiana sono frequentissime le patologie a carico della tiroide. La tiroide è una ghiandola a forma di farfalla che si trova nella parte anteriore del collo ed è un organo molto importante perché sta alla base di tutto ciò che riguarda il metabolismo corporeo attraverso la produzione degli ormoni tiroidei. In Italia sono molto diffuse le disfunzioni tiroidee, come l’ipotiroidismo legato alla tiroidite cronica autoimmune. Si tratta di una patologia autoimmune molto comune che provoca gradualmente una disfunzione tiroidea, per cui la tiroide inizia a “zoppicare”, a funzionare sempre di meno, a causa di un attacco auto-anticorpale che provoca i classici sintomi dell’ipotiroidismo come stanchezza e forte debolezza. Chi è affetto da tale patologia si sente quindi rallentato in tutto e sulla base di tali sintomi i pazienti decidono, magari su consiglio del medico di base, di sottoporsi ad una valutazione della funzionalità tiroidea. Molto spesso, da tale esame emerge un ipotiroidismo legato alla tiroidite autoimmune, per cui si inizia una terapia sostitutiva che integri quella funzionalità tiroidea ormai minacciata da tale patologia”.
Un’altra malattia molto importante legata alla tiroide è la presenza di noduli tiroidei, che spesso, però, risultano benigni…
“Sì, i noduli tiroidei sono una costante nella popolazione italiana e sono favoriti dalla carenza di iodio nel nostro cibo, malgrado l’Italia sia circondata dal mare su tre lati. Sembra un paradosso, ma è così perché il nostro terreno, pur essendo fra tre mari, è povero di iodio e quindi i nostri cibi non ne contengono abbastanza: ecco perché l’Italia viene definito un paese gozzigeno, che tende quindi a creare noduli nella tiroide proprio a causa della mancanza di assorbimento di iodio. Al supermercato, infatti, nel sale marino che si acquista è stato aggiunto lo iodio, allo scopo di integrare questa mancanza naturale che c’è nel nostro cibo. Nonostante questo, la popolazione italiana tende a fare noduli alla tiroide e questo purtroppo non è una cosa che si può scoprire attraverso gli esami del sangue. Per diagnosticare la presenza di noduli tiroidei è necessario sottoporsi ad un’ecografia tiroidea, che ad oggi è uno degli strumenti di indagine più semplici, innocui e precoci per fare diagnosi di tali patologie. Ovviamente non tutti i noduli tiroidei sono maligni; anzi, nella stragrande maggioranza dei casi si parla di noduli e benigni; ma nel caso in cui dall’ecografia tiroidea emergessero dubbi sulla natura del nodulo, il paziente viene sottoposto ad una valutazione di secondo livello, ossia all’ago aspirato, che serve proprio a studiare citologicamente le cellule del nodulo per orientare l’endocrinologo verso una diagnosi di nodulo tiroideo benigno o maligno, ossia di diagnosticare un eventuale tumore della tiroide, con tutto quello che ne consegue. La funzionalità tiroidea e la struttura tiroidea sono quindi due cose disconnesse: non è infatti tramite un’ecografia del collo che si può vedere se la tiroide funziona e non è tramite gli esami del sangue che si può vedere se una tiroide ha i noduli. Per un giusto inquadramento della tiroide è necessario fare degli esami ormonali sul sangue legati alla funzionalità tiroidea e un’ecografia tiroidea per scoprire se ci sono noduli”.
Oltre all’ipotiroidismo esiste anche l’ipertiroidismo che si verifica però con meno frequenza. Tutte queste patologie sono più frequenti negli uomini o nelle donne?
“Le patologie tiroidee sono più frequenti nella popolazione femminile rispetto a quella maschile, ma anche tra gli uomini ci sono davvero tantissimi casi, motivo per cui la prevenzione è consigliata ad entrambi i sessi, soprattutto se c’è familiarità. Esistono famiglie che hanno la tendenza a generare malattie autoimmuni e famiglie che tendono a fare noduli tiroidei; ciò significa che la familiarità per patologie tiroidee deve essere un campanello d’allarme per le generazioni successive alle quali si consiglia di sottoporsi a controlli periodici della tiroide. L’ipertiroidismo è invece una patologia molto meno frequente rispetto all’ipotiroidismo e al nodulo tiroideo e può insorgere per varie cause, a volte anche semplicemente per aver assunto determinati farmaci. Per ipertiroidismo intendiamo un eccessivo funzionamento della tiroide, quindi una tiroide che funziona troppo; esiste infatti una malattia autoimmune, che si chiama malattia di Basedow, che provoca un ipertiroidismo sempre di natura autoimmune, quindi auto-anticorpale. A volte invece l’ipertiroidismo può essere causato da noduli tiroidei che si autonomizzano e iniziano ad iperfunzionare, provocando quindi questo quadro clinico. Insomma, le cause dell’ipertiroidismo possono essere molteplici, ma la diagnosi è molto semplice: basta fare un prelievo di sangue degli ormoni tiroidei per poter capire se ci troviamo di fronte a una tiroide che funziona bene (eutiroidismo), ad una tiroide che funziona troppo poco (ipotiroidismo), o una tiroide che funziona troppo (ipertiroidismo). Alla luce di questi dati ormonali sarà l’endocrinologo che, sulla base dell’anamnesi e della visita clinica, si orienterà sulla diagnosi e sulle successive indagini da eseguire”.
Il diabete, come prevenirlo e come affrontarlo
Torniamo al diabete? Come si può prevenire? Che tipi di diabete ci sono e soprattutto quali sono le conseguenze nell’avere il diabete?
“Il diabete è una patologia frequentissima e sia l’endocrinologo che il diabetologo, che è specializzato nella cura del diabete, si occupano della cura e della prevenzione di tale patologia. Esistono alcuni tipi di diabete, tra i quali il più frequente è il Diabete Mellito di tipo 2, che solitamente insorge in età adulta, soprattutto nei pazienti obesi o in sovrappeso, affetti quindi da una sindrome metabolica: quello che volgarmente viene chiamato “il diabete alimentare”, definito in questo modo per distinguerlo dal Diabete Mellito di tipo 1, che è molto meno frequente e che è una forma di diabete ad origine autoimmune che necessita dell’insulina fin dalle prime fasi e che viene diagnosticato solitamente in età infantile. Il più frequente appunto, come dicevo, è il Diabete Mellito di tipo 2, che trova le sue cause, molto spesso, nella sedentarietà, in una dieta ipercalorica o in una dieta ricca di zuccheri. In altre parole, in persone predisposte, la mancanza di un corretto stile di vita (mancanza di attività fisica e dieta sregolata) apre la porta al rischio di avere il diabete di tipo 2. Per questo motivo è molto importante fare una diagnosi precoce, perché se preso in tempo e soprattutto se tenuto sotto controllo l’aspettativa di vita dei pazienti diabetici non differisce rispetto a quella della popolazione generale; nel caso in cui invece tale patologia venga trascurata e non vengano attuate le condotte mediche e di stile di vita adeguate, il rischio di sviluppare le complicanze legate al diabete è maggiore e di conseguenza la qualità e l’aspettativa di vita di questi pazienti peggiora”.
E se il diabete di tipo 2 non viene diagnosticato per tempo quali possono essere le conseguenze?
“Se la diagnosi di diabete fosse già presente da tempo in un paziente ignaro di averlo, potrebbero insorgere, come dicevo, complicanze di vario tipo; lo stesso discorso vale se il diabete lo si diagnostica in tempi congrui, ma non lo si tratti o non lo si tenga sotto controllo adeguatamente: in entrambi i casi i danni potrebbero essere molteplici, come l’insorgere di problemi macrovascolari ma anche microvascolari. In pratica, per un diabete non diagnosticato o diagnosticato troppo tardi, aumenta il rischio di infarti ed ictus (complicanze macrovascolari), ma anche di disfunzionalità di molti organi a causa dell’alterazioni del loro microcircolo (complicanze microvascolari): queste ultime condizioni sono a volte insidiose e soprattutto silenti, e, mano mano che avanzano gli anni, peggiorano notevolmente la qualità della vita”.
Nello specifico, cosa può accadere in questi casi?
“Le complicanze microvascolari del diabete scompensato, vale a dire non controllato, provocano un mal funzionamento degli organi colpiti; tra questi i principali sono i reni, l’occhio, prevalentemente per danni retinici, nei maschi può insorgere la disfunzione erettile a causa di un danno ai vasi e ai nervi, alterazioni a carico dei vasi arteriosi, soprattutto delle gambe e dei piedi, con rischio aumentato di sviluppare il temibile “piede diabetico” che provoca ulcere che spesso possono cronicizzare ed infettarsi e che quindi possono essere molto difficili da curare (nei casi più gravi potrebbe essere necessario amputare la sede dell’ulcera cronica). Un diabete tenuto sotto controllo abbassa fortemente il rischio di sviluppare tali complicanze: ecco perché è assolutamente fondamentale fare una diagnosi precoce del diabete e iniziare il trattamento fin da subito”.
Come si cura il diabete?
“Le prime terapie per affrontare il diabete di tipo 2 sono una dieta sana e l’attività fisica; a volte basta infatti cambiare lo stile di vita, iniziando a fare attività fisica aerobica e migliorando parallelamente lo stile alimentare per ottenere un buon controllo de valori di zucchero nel sangue. È chiaro che, laddove i cambiamenti dello stile di vita e la dieta non fossero sufficienti, esistono numerosi farmaci per il controllo del diabete, per cui possiamo definirci abbastanza pronti ad affrontare anche le forme di diabete più ostinate”.
Obesità e diabete due patologie silenti e pericolose
Essendo diabete ed obesità spesso molto legati, il controllo del diabete va quindi di pari passo con quello dell’obesità, quindi sarebbe importante un lavoro medico in staff, con diverse figure che scendano in campo per raggiungere un comune obiettivo…
“Assolutamente sì. Il controllo dell’obesità o anche semplicemente dell’essere sovrappeso è assolutamente decisivo; il rischio di insorgenza del diabete di tipo 2 nei pazienti obesi o in sovrappeso è elevatissimo; ecco perché anche le persone obese/sovrappeso non diabetiche dovrebbero fare uno screening per valutare il rischio di sviluppare il diabete e per calare di peso con l’obiettivo di abbattere tale rischio. L’obesità non va quindi necessariamente vista come un problema estetico, ma come una vera e propria patologia che, se non curata, può portare a gravi complicanze. L’endocrinologo rappresenta quindi la giusta figura, ovviamente assieme al nutrizionista e spesso anche allo psicologo, per inquadrare i pazienti obesi e mirare alla perdita di peso, come primo atto di prevenzione nello sviluppo del diabete”.
Abbiamo parlato di obesità come patologia vera e propria. Oltre al diabete quali possono essere le malattie derivate dall’obesità? Esistono percorsi farmacologici in grado di combattere parallelamente sia il diabete che l’obesità?
“L’obesità è una patologia che provoca complicanze croniche, come l’insorgenza del diabete, la steatosi epatica, volgarmente definita come “fegato grasso”, l’ipertensione, le apnee notturne nel sonno, un rischio aumentato di ictus e infarti; insomma, non si tratta soltanto di un problema estetico, ma di un problema medico che va assolutamente affrontato con decisione. Nel 2024 non ci possiamo permettere di non preoccuparci di avere un quadro di obesità, perché conosciamo perfettamente le complicanze legate all’obesità e quindi dobbiamo inevitabilmente intervenire per migliorare la nostra qualità di vita e la nostra aspettativa di vita. Le prime armi sono la dieta e l’attività fisica, ma spesso queste non bastano, soprattutto quando si parla di pesi molto importanti. Ad oggi, secondo la classificazione dell’indice di massa corporea che, anche se non è precisissimo, risulta uno dei principali marker che abbiamo per classificare il quadro di obesità, abbiamo vari livelli per valutare lo stato di sovrappeso: l’obesità di primo grado è la più leggera, poi c’è quella di secondo grado e quella di terzo grado, che è molto grave e che può generare molteplici complicanze. Di fronte a qualunque grado di obesità è fondamentale iniziare un regime alimentare ipocalorico e un programma serio e costante di attività fisica”.
Con un’obesità di terzo grado, contro la quale l’attività fisica e la dieta risultano inefficaci, esiste un percorso farmacologico da seguire?
” La terapia farmacologica, in caso di fallimento di dieta ed attività fisica, è indicata in tutti i gradi di obesità, anche nel I grado, e addirittura può essere intrapresa anche nei pazienti solo sovrappeso, non ancora obesi, in cui però ci siano già due complicanze legate all’incremento ponderale. Spesso infatti si creano dei “circuiti” dai quali i pazienti, malgrado la dieta ipocalorica e una buona attività fisica, non riescono ad uscire. Ad oggi, oltre al supporto psicologico e nutrizionale, che considero fondamentale in certe situazioni, ci possiamo appoggiare a una terapia farmacologica per combattere l’obesità. Esistono infatti categorie di farmaci che aiutano a perdere peso dando buoni risultati (nei casi che rispondono meglio si può arrivare fino ad una perdita di peso del15-20% del peso iniziale). In alternativa, nei casi più gravi e refrattari alle cure, ad oggi esiste anche la possibilità di ricorrere all’intervento di chirurgia bariatrica. La figura dell’endocrinologo si occupa dell’obesità, ne indaga le cause e, nei casi che potrebbero beneficiarne, propone la terapia farmacologica, ma mai come nel caso dell’obesità l’approccio deve essere multidisciplinare; alla figura dell’endocrinologo si associano il nutrizionista, lo psicologo il chirurgo bariatrico in casi selezionati: una serie di figure che collaborano per inquadrare il paziente e candidarlo al giusto trattamento. Ogni figura ha il proprio ruolo nell’aiutare il paziente obeso ad affrontare da tutti i punti di vista questa patologia che è molto subdola e che spesso viene sottovalutata”.
I trattamenti farmacologici per curare obesità e diabete
Dottoressa, è vero che esistono farmaci che curano sia l’obesità che il diabete?
“È così. La terapia farmacologica dell’obesità consta di alcune molecole che sono efficaci sia sul controllo del diabete che su quello del peso e anzi, il loro potere sul calo ponderale è stato scoperto proprio perché i pazienti diabetici che assumevano questi farmaci tendevano a dimagrire; alla luce di questo dato sono stati condotti numerosi e approfonditi studi dai quali è stato confermato il potere di tali farmaci sulla perdita di peso, che quindi ad oggi possono essere assunti anche in assenza di diagnosi di diabete. Ovviamente non sono gli unici: abbiamo anche altre molecole, anche se purtroppo ad oggi il panorama della farmacologia per l’obesità, almeno qui in Italia, è ancora molto molto scarno. Mentre negli Stati Uniti esistono moltissime molecole per il calo ponderale, nel nostro Paese ne esistono, al momento, molte di meno, comunque valide per l’ottenimento del calo ponderale. Ciascuno di questi farmaci deve essere prescritto con criterio, perché esistono vari tipi di obesità, vari tipi di pazienti e ci sono alcune controindicazioni nell’assunzione di queste medicine che non vanno considerate come degli integratori, essendo veri e propri farmaci; la prescrizione di questi farmaci deve essere fatta con consapevolezza, conoscendo i rischi e i benefici, il tipo di risultato che si può ottenere e, ci tengo a ripeterlo, deve essere sempre associata alla dieta ed all’attività fisica per poter avere un reale effetto. Parliamo di farmaci, non di bacchette magiche, quindi non bisogna fare l’errore di pensare “prendo il farmaco e dimagrisco”. Nella mente del paziente deve scattare un clic che gli dia la forza di intraprendere un percorso ben definito, all’interno del quale i farmaci possono rappresentare un buon alleato”.
Qui al Poliambulatorio 3C Salute lei si occupa quindi di visite diabetologiche ed endocrinologiche, con ecografia tiroidea. Può prescrivere anche farmaci anti obesità, ovviamente dopo le valutazioni del caso? Si occupa anche di altre patologie?
“Eseguo visite diabetologiche per la diagnosi e la cura del diabete, visite endocrinologiche con ecografia tiroidea, laddove sia necessaria, per studiare patologie tiroidee, delle paratiroidi, la sindrome dell’ovaio policistico, le alterazioni a carico del surrene. Come detto eseguo anche visite per l’inquadramento e il trattamento farmacologico dell’obesità. In sintesi, gestisco tutte le patologie legate a problemi ormonali o metabolici del paziente”.
Dottoressa, può dare un consiglio ad ognuno di noi per diabete e obesità?
“Sia per le patologie endocrine che per quelle metaboliche, quindi per obesità e diabete che sono patologie croniche, la cosa da evitare è lo sviluppo di complicanze e ciò può avvenire attraverso la prevenzione. Per quanto riguarda la patologia tiroidea, l’ecografia è il primo mezzo per valutare la presenza di noduli; l’eseguire un semplice assetto ormonale sul sangue per valutare la funzionalità tiroidea ci può permettere di prevenire l’insorgenza di disfunzioni tiroidee che possono insorgere in pazienti che hanno una predisposizione, magari per la loro familiarità. Nel diabete e nell’obesità la prevenzione è importantissima: prima si ottiene un miglioramento del controllo del peso e del diabete prima si riduce il rischio di sviluppare complicanze, e quindi una dieta sana e un’attività fisica devono diventare una costante nella nostra vita di tutti i giorni “.
A cura di Lorenzo Chierici
Ufficio Stampa 3C Salute


