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Bambini e dentista: ne parliamo con la Dott.ssa Marisabel Magnifico

Perché i bambini non hanno più paura del dentista? Quando effettuare la prima visita? Gli allineatori trasparenti: soluzioni perfette per piccoli e grandi. Ne parliamo con la dottoressa Marisabel Magnifico.

Intervista di Lorenzo Chierici

I bambini e il dentista: una situazione sempre difficile da gestire in ogni famiglia. Il Poliambulatorio 3C Salute, di via Largo Terra 2, a Reggio Emilia, pare abbia risolto tale problema affidando i suoi piccoli pazienti alle cure della dottoressa Marisabel Magnificoodontoiatria libero-professionista, specializzata proprio nella gestione delle patologie dentarie legate all’infanzia. La dottoressa Magnifico, che ha incarichi di consulente presso diversi studi odontoiatrici privati, con particolare riferimento all’ortodonzia e alla pedodonzia, oltre ad avere un master di secondo livello in estetica orale e periorale, è specialista in ortognatodonzia. Grazie al suo delicatissimo approccio nei confronti dei suoi giovani pazienti e con l’avvento degli allenatori trasparenti, oggi sempre più richiesti, la dottoressa Magnifico ha risolto i problemi di molti ragazzini, costretti a portare l’apparecchio per motivi terapeutici, permettendo loro di vincere le resistenze legate all’estetica. Tale situazione, però, sta coinvolgendo anche tantissimi adulti, che, grazie a questi nuovi strumenti odontoiatrici, decidono di correggere malocclusioni mai risolte in passato.

Dottoressa Magnifico, è vero che lei è la dentista più amata dai bambini?

“Dobbiamo chiederlo a loro se è davvero così. Di certo io faccio di tutto per metterli a loro agio”.

Ha un metodo particolare di approccio? Qual è il suo segreto per conquistare la loro fiducia?

“Cerco di creare fin da subito un rapporto con loro, allo scopo di rendere la seduta odontoiatrica il più rilassante e amicale possibile e la loro risposta mi dà davvero tante soddisfazioni”.

E’ vero che i ragazzini rappresentano la maggior parte dei suoi pazienti?

“Sì, ho soprattutto pazienti pediatrici, anche perché generalmente il target delle cure ortodontiche è di tipo pediatrico. Sto però constatando con piacere che si stanno rivolgendo a noi anche tanti adulti che decidono di correggere disallineamenti e malocclusioni non curati da giovani, anche solo per motivi estetici, oltre che terapeutici”.

Qual è l’età consigliata per sottoporre un bambino alla prima visita odontoiatrica? Dopo quanto tempo andrebbero programmati i controlli successivi?

“Le attuali linee guida suggeriscono la programmazione della prima visita ortodontica-odontoiatrica intorno ai 3-4 anni di età: sarà poi il dentista curante o l’ortodontista a stabilire la necessità e la periodicità dei controlli nel tempo”.

Come curare denti storti e malocclusioni

Se non erro, l’ortodontista, rispetto al dentista classico, si concentra principalmente sulla cura dell’affollamento dentale, i cosiddetti denti storti, e delle malocclusioni. Sono tanti i casi di bambini nei quali è indispensabile il trattamento ortodontico?

“Mi permetto di specificare una cosa: l’ortodontista è un dentista specialista in ortodonzia che si occupa, oltre che della correzione degli affollamenti, anche della correzione delle malocclusioni, intendendo con questo la correzione delle disarmonie di crescita cranio-facciale, per cui il discorso è molto più ampio ed è per questo motivo che l’inquadramento precoce della situazione del paziente, attraverso una diagnosi precisa di quella che può essere la malocclusione del bambino, è di fondamentale importanza”.

Che differenza c’è tra ortodonzia e ortognatodonzia? 

“Il termine più corretto è ortognatodonzia, ma, per motivi di semplificazione linguistica, si parla prettamente di ortodonzia. In realtà la specializzazione che ho conseguito è in ortognatodonzia, un termine che pone l’accento sul fatto che, oltre alla ricerca di una corretta armonia delle basi ossee e dell’occlusione, lo specialista si occupa anche del corretto funzionamento dell’articolazione temporo-mandibolare, ovvero l’articolazione che guida la mandibola in tutti i suoi movimenti”.

E’ vero che l’efficacia dell’ortognatodonzia preventiva è fondamentale, soprattuto nei bambini dai due ai cinque anni, per evitare l’insorgenza di future patologie?

“Certamente. Si parla infatti di ortognatodonzia preventiva, intendendo quelle manovre che evitano lo sviluppo di una futura malocclusione, anche se i trattamenti più frequenti sono quelli di ortognatodonzia intercettiva, ossia la correzione di una malocclusione che viene intercettata precocemente, quindi attorno ai 5-8 anni, attraverso terapie finalizzate a evitare che essa peggiori, o terapie migliorative di correzione della malocclusione”.

Il problema dei bambini che devono correggere la posizione dei denti viene risolto sempre attraverso l’utilizzo di un classico “apparecchio” che va applicato in età scolare?

“Generalmente sì. Ci tengo però a sottolineare che ogni specialista stabilisce i mezzi più adatti e il percorso terapeutico a suo avviso più corretto per il singolo paziente. Tale percorso deve essere sempre impostato sulla base di una diagnosi ortodontica: è quindi fondamentale, prima di iniziare qualsiasi percorso, avere ben chiaro il progetto e la strada da intraprendere, e ciò deriva da una corretta diagnosi ortodontica, ottenuta attraverso l’utilizzo di fotografie del volto e della bocca, dei modelli-studio e di esami radiografici, quali l’ortopantomografia, chiamata in gergo “panoramica”, e la teleradiografia latero-laterale del cranio, su cui viene effettuato l’esame cefalometrico, per la valutazione del pattern scheletrico di crescita del paziente”.

E’ vero che oggi non ci esistono più gli apparecchi con i “ferretti” laterali che si usavano un volta? 

“Il famoso baffo? Si utilizza ancora. E’ infatti corretto distinguere tra apparecchi che hanno un effetto dentale e apparecchi che hanno un effetto scheletrico. Molte delle terapie che vengono eseguite in ortodonzia intercettiva vanno a modulare e a modificare la crescita dell’osso: si pensi ad esempio all’espansore del palato per il quale i nostri “ferretti” sono fondamentali. Il motivo è logico: l’espressione di forze ortopediche è inevitabilmente ad appannaggio di apparecchi che possano consentirci di avere un supporto solido, tale da sviluppare il più possibile le forze di cui abbiamo bisogno per effettuare una certa manovra terapeutica; insomma, si cerca di utilizzarli il meno possibile, ma un supporto di “ferro” dà determinate garanzie, soprattutto nel momento in cui si deve fare terapia ortopedica e si deve intervenire sulla crescita del viso sia in senso trasversale che in senso antero-posteriore”.

Allineatori trasparenti, una soluzione per tutti

A proposito di apparecchi, ci può parlare nello specifico degli allineatori trasparenti, che sono certamente più tollerati dai bambini e a quanto pare anche dagli adulti?

“E’ proprio così. Gli allineatori trasparenti sono un presidio terapeutico che va molto di moda, anche se questo termine non è molto appropriato quando si parla di cure mediche, ma è indubbio che piacciano molto. Possono rappresentare un ottimo strumento per la correzione dei disallineamenti, sia nel paziente adolescente che nel paziente adulto. Anche in questo caso la scelta del mezzo deve derivare sempre da un’accurata diagnosi dello specialista visto che ogni strumento terapeutico, che siano gli allineatori o gli attacchi, presenta delle indicazioni precise, ma anche dei limiti, quindi è il curante che deve scegliere il tipo di mezzo più adeguato alla terapia che ha intenzione di proporre al paziente”.

Mi faccia capire meglio: l’allenatore trasparente sostituisce in toto o soltanto in parte il vecchio apparecchio coi famosi “ferretti”?

“Lo sostituisce in parte, perché alcuni movimenti dentari con gli allineatori trasparenti risultano ancora un po’ limitati. La loro applicazione o meno dipende ovviamente da ciò di cui ha bisogno il paziente”.

E’ altrettanto vero, però, che a livello tecnico c’è stata ed è ancora in corso una costante ricerca sui materiali, quindi anche gli allineatori saranno costantemente perfezionati nel tempo… 

“Sì, assolutamente. Rispetto ai primi allineatori introdotti in campo ortodontico sono già cambiati tantissimo le tecniche e i materiali utilizzati, e cambieranno ancora man mano che la ricerca in tale ambito andrà avanti”.

Approfondendo questo tema, come e quanto si è evoluta la ricerca dei materiali, nel corso degli ultimi anni, nella creazione di apparecchi ortodontici?

“Tantissimo. Il nostro è un mestiere nel quale la ricerca, sia nello sviluppo dei materiali sia nello studio delle applicazioni di nuove tecnologie, è fondamentale, tant’è che si assiste a una costante evoluzione. È ovvio che sarà poi il curante a scegliere dispositivi e materiali da utilizzare per risolvere la patologia del paziente”.

Come vengono prodotti gli allineatori tasparenti?

“Attraverso una termostampatura di dischi, generalmente in poliuretano; poi, a seconda dei marchi, può cambiare il tipo di composizione”.

E’ vero che sempre più persone adulte, malgrado non si siano fatte curare i denti da ragazzi, grazie gli allenatori trasparenti, decidono di intervenire?

“Assolutamente sì. C’è però da sfatare un tabù: non c’è un’età limite per muovere i denti. Le malocclusioni possono essere corrette anche negli adulti e gli strumenti che si possono utilizzare sono davvero tanti. È ovvio che nel paziente adulto gli allineatori hanno una marcia in più nell’accettazione del trattamento, visto che l’adulto spesso non è disposto a montare un apparecchio visibile. Proprio per questo motivo negli adulti spesso si utilizzano allineatori trasparenti oppure apparecchi fissi di tipo linguale”.

Qui al Poliambulatorio 3C Salute ne montate tanti di questi apparecchi? E’ vero che il numero delle richieste di pazienti adulti è aumentato, e non di poco?

“Assolutamente sì. La richiesta di terapie ortodontiche nel paziente adulto è considerevolmente aumentata, almeno qui da noi, soprattutto grazie all’utilizzo degli allineatori trasparenti, che risultano molto efficaci e non creano problemi di estetica”.

Le faccio ora una domanda che può sembrare banale, ma che credo molta gente si sia posta, senza conoscerne la risposta: perché è meglio riallineare i denti storti o affollati, piuttosto che lasciarli così come sono, soprattutto quando non ci sono gravi difficoltà di masticazione, ovviamente al di là dell’aspetto estetico?

“La domanda non è affatto banale e il motivo è questo: un corretto allineamento dentale consente delle manovre di igiene orale più semplici da eseguire e ciò comporta un migliore mantenimento della salute parodontale degli elementi dentari nel tempo, oltre ovviamente a un vantaggio estetico”.

Il bambino e il dentista: quando, come e perché 

Prima abbiamo parlato di ortognatodonzia preventiva e intercettiva nei bambini: a che età occorre intervenire?

“Dipende dal tipo di malocclusione: ci sono situazioni che richiedono un intervento immediato, tempestivo: si pensi ad esempio a un morso crociato con scivolamento; ci sono invece malocclusioni che possono essere trattate anche un po’ più avanti negli anni, tipo intorno ai 12-13 anni, oppure malocclusioni per le quali è importante intervenire prima; dipende dalla diagnosi e dal tipo di problema del paziente”.

Prima quando? E’ vero che si può intervenire anche quando c’è una situazione di dentizione decidua, quindi quando il bambino ha ancora i cosiddetti denti da latte?

“E’ verissimo. Le terapie ortodontiche intercettive spesso utilizzano proprio i denti da latte come supporto e questo ci consente di evitare inconvenienti successivi sui denti permanenti”.

Gli interventi di ortognatodonzia preventiva e intercettiva vengono proposti solo ai bambini che presentino situazioni che, in prospettiva, potrebbero degenerare?

“No, possono essere proposti a tutti e a qualunque età. Mi spiego: l’ortodonzia preventiva e intercettiva riguarda soprattutto la fascia di età del paziente in crescita; nel paziente adulto non si parla di ortodonzia intercettiva perché la crescita cranio-facciale è arrivata al termine, quindi non è possibile andare a modificare il pattern scheletrico del paziente, ma nel caso in cui lo si voglia modificare esistono trattamenti combinati ortodontico-chirurgici che prevedono il supporto del chirurgo maxillo-facciale per spostare le basi ossee. Nel bambino, invece, è sempre bene inquadrare il pattern scheletrico dal punto di vista diagnostico; sarà poi il clinico a decidere quando e se intervenire, se farlo in quel momento o aspettare più avanti”.

Quindi, anche se un bambino ha dei denti splendidi, un controllino è meglio farlo…

“Esatto, anche perché molte volte a un buon allineamento anteriore non è detto che corrisponda una altrettanto corretta occlusione”.

Cambiamo argomento: a causa della pandemia i ragazzini sono stati in casa praticamente per un anno e mezzo e in quei lunghi mesi si saranno sgranocchiati di tutto. Rispetto al passato sono aumentati i casi di carie?

“Una cosa è certa, e la constatiamo ogni giorno: stiamo assistendo a una perdita delle buone abitudini, perché ovviamente, in quel periodo, ci siamo tutti un po’ rilassati; è ovvio che una ripresa delle abitudini di igiene orale debba avvenire il più in fretta possibile all’interno della quotidianità. I casi di carie, comunque, dopo il lockdown sono aumentati”.

A proposito di igiene orale: quando si devono usare spazzolino, filo interdentale, scovolino, dentifricio, collutorio e via dicendo. Ci dà qualche indicazione di base per una corretta cura della nostra bocca?

“Il consiglio più importante è quello di lavarsi i dei denti tutti i giorni, utilizzando spazzolino e filo interdentale, almeno tre volte al giorno, quindi subito dopo i pasti principali. La presenza di un apparecchio ortodontico sicuramente complica le manovre di igiene e comporta un maggiore accumulo di placca o residui di cibo, per cui il paziente viene generalmente indirizzato verso una maggiore attenzione nella cura dell’igiene orale e a controlli frequenti”.

A proposito di residui di cibo: sono loro che creano la famosa placca batterica. Cosa comporta? Quant’è pericolosa?

“La placca batterica ha un’eziologia multifattoriale: sicuramente il mancato spazzolamento e l’accumulo, quindi il persistere, di residui di cibo sugli elementi dentari, soprattutto in zone difficili da raggiungere con le manovre di igiene orale, comporta un aumentato rischio. È sempre importante effettuare un controllo periodico dal proprio dentista almeno una volta ogni sei mesi, per verificare che non ci siano appunto lesioni cariose, in particolar modo tra un dente e l’altro, cioè livello interprossimale, perché quella è l’area mano visibile”.

Una carie trascurata cosa può provocare: come prevenire ed evitare i denti cariati?

“Sicuramente attraverso una corretta alimentazione, una corretta igiene orale e attraverso dei controlli periodici. Una carie trascurata può portare a una perdita di vitalità dell’elemento dentario, che può verificarsi attraverso una pulpite o necrosi polpare, che richiede poi la necessità di un trattamento endodontico, che nel linguaggio comune viene chiamata devitalizzazione”.

Devitalizzazione, che cos’è e come evitarla

In quali casi vengono sottoposti i denti a cure canalari? Cosa accade fisicamente al dente quando viene devitalizzato?

“Le cure canalari, o meglio i trattamenti endodontici, vengono effettuate quando l’elemento dentario perde la propria vitalità: la polpa, che si trova all’interno degli elementi dentari, va incontro a necrosi. Quando si verifica tale situazione la polpa necrotica viene asportata attraverso un’apertura della camera pulpare del dente, dopodiché lo stesso dente viene disinfettato e pulito, attraverso la rimozione di tutti i residui della stessa polpa, anche quelli che si trovano all’interno dei canali radicolari e successivamente viene sigillato con un materiale che va a garantire una certa impermeabilità, evitando così la reinfezione dell’endodonto”.

Quando si avverte una sensazione di freddo attraverso i denti, cosa sta accadendo?

“In quel caso si parla di iperemia pulpare: è possibile la presenza di una lesione cariosa oppure la presenza di un’abrasione della superficie del dente che esponga la dentina, un tessuto del dente molto poroso, che quindi espone il dente ad una maggiore sensibilità agli stimoli termici. Non è detto che in questi casi il dente sia necessariamente da trattare endodonticamente, perché in alcune situazioni basta rimuovere la carie o ripristinare il tessuto dentario per risolvere la sintomatologia”.

Parlavamo prima di interventi ortodontici: lei si occupa quindi anche della fase di preparazione ad un successivo intervento maxillo facciale?

“Negli adulti, nel caso di malocclusioni che comportino una discrepanza sia antero-posteriore che trasversale delle basi ossee, spesso è necessario impostare un piano di trattamento combinato ortodontico e chirurgico. Con questo tipo di trattamento si intende una sequenza terapeutica dove l’ortodontista prepara le arcate al futuro intervento del chirurgo maxillo facciale che va a spostare le basi ossee, mediante un intervento in anestesia generale, nella posizione più ottimale”.

È vero che è meglio incapsulare un dente devitalizzato che toglierlo? In che cosa consiste tale trattamento?

“Generalmente questa procedura viene effettuata se la sostanza residua della corona dentaria è poca o non è sufficiente a garantire un adeguato supporto all’elemento dentario. In questi casi è meglio, per evitare fratture della superficie residua, andare a realizzare dei manufatti protesici, una volta trattato endodonticamente il dente, che consistono nell’applicazione di intarsi o corone”.

E’ vero che in età adulta e soprattutto quando si è anziani, è sempre meglio inserire i denti mancanti che togliere quelli sani per sostituirli con una dentiera?

“Certo, è assolutamente così. Le scuole odontoiatriche in cui ci siamo formati impongono di essere il più possibile conservativi, per cui tutto ciò che in bocca può essere salvato e mantenuto del tempo è sicuramente meglio di qualsiasi presidio artificiale”.

Gengiviti e parodontiti. Come avere denti sani e belli 

Come si manifestano le gengiviti e le parodontiti e soprattutto come si curano?

“La parodontite è una perdita di supporto del dente, ovvero il parodonto è l’insieme dei tessuti che circondano il dente che rappresentano appunto il suo supporto. Come per la carie, la parodontite ha un’eziologia multifattoriale e comporta una perdita di quelli che sono i tessuti che circondano il dente che quindi viene ad avere un supporto minore. Generalmente si manifesta con una riduzione dell’altezza dei tessuti gengivali, conseguente a una perdita di osso, oppure, in casi più avanzati, in una mobilità del dente”.

Esistono trattamenti estetici ai quali le persone possono sottoporsi fra le mura domestiche, senza necessariamente andare dal dentista, come l’uso di paste sbiancanti, trattamenti al fluoro e via dicendo?

“Il fluoro svolge un’azione protettiva, tant’è che nei bambini, ma anche gli adulti è sempre consigliato l’utilizzo di dentifrici fluorati al fine di prevenire l’insorgenza di carie. Per quanto riguarda i trattamenti estetici esistono tanti dentifrici e paste sbiancanti: l’importante è non utilizzare sostanze molto abrasive perché possono andare a consumare quelli che sono i tessuti del dente. Il mio consiglio è quello di rivolgersi sempre al proprio dentista curante per una valutazione accurata, anche se si tratta di un problema estetico”.

Visto che lei è la più amata dai bambini, tornando ai piccoli, vuole dare un consiglio ai suoi giovani pazienti e soprattutto ai loro genitori?

“Il consiglio è quello di far controllare i propri bimbi da uno specialista già intorno ai 3-4 anni di età; in questo modo si facilita la familiarizzazione del bambino con lo studio odontoiatrico, si inizia a instaurare un rapporto di fiducia e in questo modo tutto diventa molto più semplice e gestibile”.

Insomma, andare dal dentista non deve più far paura…

“Assolutamente no”.

A cura di Lorenzo Chierici
Ufficio Stampa 3C Salute