
Prevenzione, salute degli occhi, schermi. Il dottor Carlo Alberto Zotti ci spiega come proteggere la vista e come prevenire e curare le principali patologie oculari
Intervista di Lorenzo Chierici
Sempre più persone trascorrono molte ore davanti a computer, smartphone e tablet, spesso sottovalutando l’importanza della prevenzione oculistica. Eppure, numerose patologie della vista, se diagnosticate precocemente, possono essere rallentate o trattate con maggiore efficacia.
Ne parliamo con il dottor Carlo Alberto Zotti, specialista in Oftalmologia al Poliambulatorio 3C Salute di Reggio Emilia, dove si occupa di visite oculistiche, OCT, topografia corneale, prevenzione e cura del glaucoma, analisi della retina, pachimetria, tonometria ed esami del fondo oculare.
Con oltre trent’anni di esperienza clinica e ospedaliera, il dottor Zotti ha ricoperto incarichi di alta specializzazione all’Arcispedale Santa Maria Nuova di Reggio Emilia, diventando un punto di riferimento nella diagnosi e nel trattamento delle maculopatie degenerative.
1. L’importanza della prevenzione oculistica
Dottor Zotti, quanto è importante oggi la prevenzione oculistica, anche per chi non avverte alcun sintomo?
“È fondamentale perché permette alle persone di acquisire consapevolezza dell’eventuale presenza di problematiche oculari che, con il passare degli anni, potrebbero comportare danni alla vista.
Le visite preventive, effettuate nei momenti più opportuni della vita, servono proprio a individuare quei pazienti che presentano fattori di rischio per lo sviluppo di patologie legate all’invecchiamento, come il glaucoma, la degenerazione maculare, importanti forme di secchezza oculare oppure alterazioni provocate da malattie metaboliche come diabete e ipertensione arteriosa.
L’obiettivo è duplice: rendere il paziente consapevole dei possibili cambiamenti della vista e spiegargli quali sintomi non devono essere sottovalutati.
Sempre più spesso, infatti, durante le visite incontriamo persone che si erano accorte da tempo che qualcosa non andava, ma hanno rimandato il controllo. Purtroppo, in alcuni casi il ritardo comporta conseguenze che non sono più completamente reversibili.
Per questo motivo la prevenzione è fondamentale: permette di individuare eventuali problemi, spiegare al paziente come ridurre il rischio di danni irreversibili e insegnargli quando è necessario farsi visitare rapidamente. Esistono infatti patologie nelle quali intervenire tempestivamente può fare la differenza”.
2. Schermi, smartphone e affaticamento visivo
Sempre più persone trascorrono gran parte della giornata davanti a tablet, smartphone e computer. Quanto incide tutto questo sulla salute degli occhi?
“Ormai è una situazione diffusissima, almeno nei Paesi occidentali. L’utilizzo continuo di computer, smartphone, tablet e altri dispositivi costringe gli occhi a un costante lavoro da vicino.
Dal punto di vista della salute oculare, il problema principale non è tanto lo sviluppo diretto di nuove malattie, quanto il forte stress visivo che questi strumenti provocano.
Già negli anni passati sono stati condotti importanti studi sui lavoratori che utilizzavano intensamente i computer. Le ricerche non hanno dimostrato un aumento delle patologie oculari direttamente causate dagli schermi, ma hanno evidenziato come lo sforzo continuo della messa a fuoco possa determinare disturbi anche importanti.
Negli ultimi anni osserviamo un fenomeno nuovo: questi problemi interessano sempre più spesso ragazzi molto giovani. Oggi non è raro visitare studenti delle scuole medie o superiori che sviluppano importanti disturbi accomodativi dovuti all’utilizzo continuo della visione da vicino.
In alcuni casi questi spasmi accomodativi rendono perfino difficile studiare o sostenere un esame, perché il ragazzo non riesce più a mettere a fuoco in maniera soddisfacente.
Per questo motivo la visita oculistica è utile sia per individuare eventuali difetti visivi da correggere, sia per fornire indicazioni sui comportamenti corretti da adottare. Una volta comparsi questi disturbi, infatti, non esiste una soluzione immediata: non basta un collirio o una terapia di pochi giorni. Spesso è necessario riposare gli occhi e ridurre il tempo trascorso davanti agli schermi.
È quindi molto meglio prevenire piuttosto che arrivare a situazioni di questo tipo”.
Esiste un limite di ore consigliato davanti agli schermi?
“È difficile stabilire una soglia valida per tutti, perché le attività svolte sono molto diverse da persona a persona.
Molto spesso, però, per limitare l’affaticamento è sufficiente adottare comportamenti corretti: lavorare a una scrivania in posizione comoda, mantenere il monitor alla giusta distanza, evitare di tenere smartphone e tablet troppo vicini agli occhi e fare pause regolari.
Nella maggior parte dei casi non è il singolo dispositivo a creare il problema, ma la somma delle ore trascorse davanti a computer durante il lavoro e davanti a smartphone, televisione o videogiochi nel tempo libero.
Una corretta ergonomia e una gestione equilibrata dei tempi di utilizzo sono spesso sufficienti per evitare disturbi anche importanti”.
Ogni quanto tempo bisognerebbe sottoporsi a una visita oculistica? La frequenza cambia in base all’età?
“Sicuramente esistono alcune età considerate particolarmente importanti, nelle quali è opportuno verificare lo stato della vista.
Per quanto riguarda l’infanzia, nella nostra regione gli screening sono ormai ben organizzati: vengono effettuati controlli a livello scolastico e anche i pediatri sono molto attenti nell’individuare eventuali problemi visivi. È quindi piuttosto raro che un ragazzo termini il percorso scolastico obbligatorio senza essere mai stato sottoposto ad almeno una valutazione oculistica.
Nell’età adulta, invece, quando non sono emerse problematiche durante gli anni giovanili, il primo momento importante coincide con i 40-45 anni, quando inizia normalmente la presbiopia. È l’età in cui molte persone si accorgono di vedere ancora bene da lontano, ma di iniziare a fare fatica nella lettura o nei lavori da vicino.
In questa fase è consigliabile effettuare una visita oculistica completa.
Successivamente la frequenza dei controlli dipende dalla presenza di fattori di rischio, come familiarità per patologie oculari, diabete, ipertensione o altre malattie sistemiche, ma anche dall’eventuale comparsa di un peggioramento della vista. Sarà poi l’oculista a stabilire il programma di controlli più adatto al singolo paziente”.
3. Presbiopia: occhiali o intervento?
La presbiopia colpisce praticamente tutti dopo una certa età. Si può prevenire o curare? Esistono anche soluzioni chirurgiche?
“La presbiopia non è una malattia, ma un normale processo fisiologico legato all’invecchiamento dell’occhio.
Nella maggior parte dei casi si corregge molto bene con gli occhiali e, proprio per questo motivo, raramente è necessario ricorrere a trattamenti chirurgici o para chirurgici.
Personalmente ritengo che, quando una semplice correzione ottica consente di risolvere il problema in modo efficace e poco invasivo, sia preferibile questa soluzione rispetto a interventi che, come qualsiasi procedura chirurgica, comportano comunque dei rischi.
Naturalmente ogni situazione va valutata singolarmente. Esistono tecniche chirurgiche dedicate alla correzione della presbiopia, ma hanno indicazioni precise, non sono prive di possibili complicanze e richiedono un’attenta valutazione delle aspettative del paziente e del rapporto tra benefici e rischi”.
4. Visita optometrica e visita oculistica: la differenza
Che differenza c’è tra una visita optometrica e una vera visita oculistica?
“La differenza è sostanziale.
L’optometrista valuta principalmente il difetto refrattivo, cioè individua quale sia la correzione ottica migliore e misura l’acuità visiva del paziente.
La visita oculistica, invece, ha un obiettivo completamente diverso: verificare lo stato di salute dell’occhio.
L’oculista esamina il segmento anteriore con la lampada a fessura, valuta il fondo dell’occhio, misura la pressione oculare e, quando necessario, utilizza strumenti diagnostici specifici per individuare eventuali patologie anche nelle fasi iniziali.
L’optometrista, per formazione e per strumenti a disposizione, non può effettuare una diagnosi completa delle malattie oculari. Alcuni possono misurare la pressione oculare, ma questo non sostituisce una visita specialistica, soprattutto quando si parla di prevenzione e diagnosi”.
5. Le maculopatie sono sempre più diffuse
Lei è particolarmente esperto nella diagnosi e nella cura delle maculopatie. Che cosa sono e quali conseguenze possono avere?
“Il termine “maculopatia” indica un insieme di patologie che interessano la macula, cioè la parte centrale della retina, responsabile della visione più nitida e della percezione dei colori.
La macula rappresenta la porzione più “nobile” dell’apparato visivo, perché ci permette di leggere, scrivere, guidare, riconoscere i volti e svolgere tutte quelle attività che richiedono una visione precisa.
Quando questa struttura si ammala, il paziente perde progressivamente la cosiddetta visione fine. Non si tratta necessariamente di cecità, ma di una condizione altamente invalidante, perché rende difficili o impossibili molte attività della vita quotidiana.
Oggi disponiamo di strumenti diagnostici molto evoluti, come la tomografia ottica della retina (OCT), che consentono di valutare con estrema precisione sia la macula sia il nervo ottico.
Grazie a queste tecnologie è possibile individuare precocemente i pazienti a rischio, stimare la probabilità di peggioramento anche negli anni successivi e mettere in atto strategie preventive che, pur non arrestando completamente la malattia, possono rallentarne in modo significativo l’evoluzione.
La diagnosi precoce permette quindi di conservare una buona qualità della vista per molti più anni, ed è questo il vero obiettivo della prevenzione”.
6. Esami strumentali: OTC e Tomografie Corneali
Dottore, per prevenire le patologie oculari più importanti, ma anche quelle di minore entità, esistono esami strumentali specifici? Quali sono i più efficaci e quando è opportuno eseguirli?
«Oggi disponiamo di apparecchiature diagnostiche estremamente evolute che sono entrate a far parte della pratica clinica quotidiana, non solo negli ospedali ma anche in molti poliambulatori e studi specialistici. Grazie a questi strumenti è possibile studiare in maniera molto dettagliata sia la retina e il nervo ottico sia la cornea, individuando alterazioni che in passato erano difficili da riconoscere nelle fasi iniziali.
Il grande vantaggio di queste tecnologie è soprattutto la possibilità di monitorare nel tempo l’evoluzione di una patologia. Molte anomalie sono infatti così lievi che, osservate in un singolo momento, possono non destare particolare preoccupazione. Avere invece immagini e misurazioni confrontabili nel tempo consente di capire se la situazione è stabile oppure sta peggiorando.
Per questo motivo è importante che l’oculista possa decidere, durante la visita, quando approfondire il caso con esami strumentali. Un ambulatorio dotato di queste apparecchiature offre sicuramente un valore aggiunto, perché permette di completare immediatamente il percorso diagnostico”.
Di quale strumentazione diagnostica dispone 3C Salute
«Sì, dal punto di vista tecnologico il Poliambulatorio 3C Salute dispone attualmente di una strumentazione completa e adeguata per affrontare le principali esigenze diagnostiche dell’oculistica moderna.»
7. Analisi retinica per prevenire patologie
L’analisi strumentale della retina può contribuire alla prevenzione delle patologie più importanti?
“Bisogna chiarire che la prevenzione non significa impedire completamente l’insorgenza delle malattie. Molte patologie retiniche sono strettamente legate all’invecchiamento e, con l’aumento dell’età media della popolazione, diventano inevitabilmente più frequenti.
Per fare un esempio, la degenerazione maculare è relativamente rara prima dei 50 anni, mentre tra gli 80 e i 90 anni può interessare il 30-40% della popolazione. È quindi irrealistico promettere che nessuno svilupperà problemi visivi con l’età.
Quello che possiamo fare è rallentarne l’evoluzione e, soprattutto, insegnare al paziente a riconoscere tempestivamente eventuali peggioramenti. Oggi alcune forme di maculopatia, se trattate rapidamente e con terapie adeguate, consentono di mantenere una buona capacità visiva anche per molti anni.
Le patologie oculari più diffuse rimangono sostanzialmente tre: maculopatie, glaucoma e cataratta. È su queste che si concentra la maggior parte delle attività di prevenzione”.
8. Glaucoma, il killer della vista
Perché il glaucoma viene definito una malattia così subdola?
«Perché nelle fasi iniziali può rimanere completamente silenzioso. Possono trascorrere anni prima che il paziente si accorga di avere un problema e, in alcuni casi, anche l’oculista può avere difficoltà a formulare una diagnosi certa fin dalle primissime fasi.
L’aumento della pressione oculare, le modificazioni del nervo ottico e le alterazioni del campo visivo compaiono spesso molto lentamente. È proprio per questo che le moderne apparecchiature diagnostiche rappresentano un enorme passo avanti: permettono di individuare precocemente i pazienti a rischio, ancora prima che il glaucoma provochi danni permanenti.
Possiamo riconoscere, ad esempio, persone che presentano un numero di fibre del nervo ottico inferiore alla media o altre caratteristiche anatomiche che le rendono più vulnerabili, anche se la pressione oculare rientra apparentemente nei valori normali.
Non esiste infatti una pressione “giusta” uguale per tutti: alcuni pazienti convivono per anni con valori ai limiti superiori senza sviluppare la malattia, mentre altri possono manifestare un glaucoma pur avendo una pressione considerata normale.»
Quali sono i principali fattori di rischio del glaucoma?
«Il più importante è sicuramente la familiarità. Chi ha un parente affetto da glaucoma deve sottoporsi a controlli periodici per tutta la vita, perché la malattia può comparire anche dopo i 60 o i 70 anni.
Fortunatamente oggi il glaucoma, se diagnosticato in tempo, è nella maggior parte dei casi controllabile con una semplice terapia medica. Il problema nasce quando viene scoperto troppo tardi.
Ho visto pazienti arrivare a perdere una parte importante della funzione visiva semplicemente perché non avevano effettuato controlli regolari. Nei casi più avanzati il glaucoma può portare anche alla cecità oppure provocare restringimenti del campo visivo tali da impedire di guidare o rendere molto difficile muoversi autonomamente, soprattutto in condizioni di scarsa illuminazione.»
Ogni quanto tempo dovrebbe controllarsi una persona con familiarità per glaucoma?
“La frequenza dipende sempre dal singolo caso, ma in linea generale le società scientifiche consigliano almeno un controllo ogni due anni. Non è sempre necessario effettuare una visita particolarmente complessa: è però fondamentale verificare periodicamente l’acuità visiva, la pressione oculare e l’aspetto del fondo dell’occhio. Trascorrere molti anni senza alcun controllo non è certamente una scelta prudente”.
9. Cataratta e chirurgia refrattiva
Quali sono oggi i reali vantaggi e quali i limiti?
«Le patologie della cornea gravi sono relativamente rare e vengono spesso diagnosticate già in età pediatrica. Diverso è il discorso della chirurgia refrattiva, che richiede sempre una valutazione molto attenta del rapporto tra benefici e possibili svantaggi lungo tutto l’arco della vita.
La chirurgia refrattiva è nata soprattutto per correggere la miopia e, sotto questo aspetto, i risultati sono eccellenti. La grande maggioranza delle miopie lievi o moderate, in assenza di patologie corneali associate, può essere corretta con ottimi risultati e con complicanze oggi davvero eccezionali.
Naturalmente non tutti sono candidati all’intervento: la cornea deve avere uno spessore adeguato e non presentare anomalie strutturali.
Va inoltre ricordato un aspetto spesso sottovalutato. Una miopia lieve o media, dopo i quarant’anni, può persino rappresentare un piccolo vantaggio, perché permette spesso di leggere da vicino senza occhiali, compensando in parte la presbiopia. Chi corregge completamente la miopia perde anche questo beneficio e dovrà utilizzare gli occhiali per vicino.»
A chi consiglia realmente la chirurgia refrattiva?
“Personalmente la propongo soprattutto ai pazienti che presentano difetti importanti oppure che ottengono una qualità visiva nettamente migliore con le lenti a contatto rispetto agli occhiali, ma non riescono più a tollerarle o sviluppano frequentemente infiammazioni e infezioni corneali.
In questi casi il rapporto tra benefici e possibili rischi è generalmente favorevole.
Oggi le complicanze gravi sono diventate molto rare. Più frequentemente possiamo osservare una maggiore tendenza alla secchezza oculare dopo l’intervento, tanto che alcuni pazienti devono utilizzare lacrime artificiali con maggiore regolarità. Raramente questo rappresenta un problema serio, ma può essere motivo di una parziale insoddisfazione.
La decisione deve quindi essere sempre personalizzata. Ho visto pazienti con difetti minimi sottoporsi all’intervento e rimanere pienamente soddisfatti semplicemente perché il loro obiettivo era eliminare gli occhiali. Se l’occhio è idoneo, il paziente è correttamente informato sui vantaggi e sui possibili limiti e desidera comunque procedere, non vedo motivi per escludere questa possibilità”.
Parliamo di cataratta: che cos’è esattamente?
“La cataratta è l’opacizzazione progressiva del cristallino, cioè della lente naturale dell’occhio. La vista diventa più sfocata, i colori meno brillanti e aumenta la abbagliabilità alla luce intensa, gli eventuali occhiali in uso non funzionano più bene come prima e anche correggendo al meglio il difetto refrattivo la visione rimane insoddisfacente”
Quando bisogna intervenire chirurgicamente?
“Oggi non si aspetta più che la cataratta maturi completamente. Si interviene quando a causa del disturbo visivo la qualità della vita del paziente inizia a peggiorare e gli occhiali non riescono più a compensare adeguatamente il problema.”
10. Occhi secchi e lacrimazione cosa nascondono?
Occhi secchi, lacrimazione e allergie possono nascondere patologie più importanti? Come si curano questi disturbi?
“I disturbi della lacrimazione sono molto frequenti e, purtroppo, dipendono spesso da fattori che non possiamo modificare, primo fra tutti l’invecchiamento. Con l’età aumenta infatti la probabilità di sviluppare secchezza oculare. A questo si aggiunge un altro aspetto: molte persone anziane assumono diversi farmaci per altre patologie generali e la cosiddetta politerapia può influire sulla qualità e sulla quantità della lacrimazione.
Oggi vediamo pazienti che assumono anche cinque o dieci farmaci diversi al giorno e capire se e quale principio attivo o quale combinazione contribuisca al disturbo o addirittura lo causi il non è sempre semplice.
Esiste inoltre spesso una notevole differenza tra quello che percepisce il paziente: bruciore, sensazione di corpo estraneo negli occhi, fastidio alla luce e offuscamento visivo intermittente, e ciò che l’oculista osserva durante la visita. Il sistema formato da cornea, congiuntiva e apparato lacrimale è estremamente delicato e lavora su equilibri molto fini. Basta una variazione dell’ambiente, come aria secca, inquinamento o presenza di pollini, per alterare questo equilibrio e renderne difficile il ripristino.
Altra frequente causa di sensazione di secchezza oculare è il lavoro intensivo al videoterminale o l’uso di schermi, perché durante queste attività riduciamo inconsciamente la frequenza dell’ammiccamento. In questo modo il film lacrimale evapora più rapidamente e la superficie oculare rimane esposta.
Fortunatamente le forme di secchezza oculare così gravi da provocare danni permanenti alla cornea sono rare. Molto più frequenti sono invece i disturbi legati alla cattiva qualità della lacrimazione e a un’insufficiente igiene delle palpebre”.
Quindi anche l’igiene delle palpebre è importante?
“Molto più di quanto si immagini. Le palpebre contengono numerose ghiandole che devono funzionare correttamente per produrre una lacrima di buona qualità. È importante mantenerle pulite, effettuare regolarmente una corretta igiene palpebrale e, quando necessario, utilizzare impacchi caldi per favorire lo svuotamento delle ghiandole.
Nelle persone che utilizzano il trucco è inoltre fondamentale scegliere prodotti di qualità e rimuoverli accuratamente.
Capita spesso che pazienti anziani, magari già con qualche difficoltà visiva, non si accorgano di trascurare questi aspetti. Arrivano lamentando un forte fastidio e durante la visita ci accorgiamo che molti dotti ghiandolari sono ostruiti, una situazione che avrebbe potuto essere limitata con semplici accorgimenti quotidiani”.
Esistono rimedi efficaci oltre alle lacrime artificiali?
“Oggi abbiamo diverse possibilità: integrazione con Omega-3, trattamenti con luce pulsata IPL, cura delle ghiandole di Meibomio e attenzione all’ambiente in cui si lavora.”.
La secchezza oculare si può guarire definitivamente?
“Nella maggior parte dei casi no. Si tratta di una condizione cronica che può essere controllata, ma non eliminata definitivamente.
Per questo motivo esistono moltissimi tipi di lacrime artificiali, ma il problema è che spesso i pazienti le utilizzano troppo poco. Molti le instillano una o due volte al giorno, oppure solo quando se ne ricordano. In realtà la terapia deve essere personalizzata e, nei casi più importanti, può essere necessario utilizzare i colliri anche diverse volte al giorno.
A seconda della situazione scegliamo prodotti con caratteristiche differenti: più o meno densi, con sostanze antinfiammatorie o cicatrizzanti, in grado di proteggere meglio la superficie corneale.
Il vero problema è la continuità della terapia. Molti pazienti, appena stanno meglio, interrompono le cure e dopo qualche mese si ritrovano esattamente nella situazione di partenza. È una patologia che richiede costanza: non si fa una cura per uno o due mesi e poi si guarisce, ma bisogna imparare a gestirla nel tempo”.
11. Perché gli esami strumentali sono determinanti
Pachimetria e tonometria sono esami molto utilizzati. A cosa servono e sono ben tollerati dai pazienti?
“La tonometria serve a misurare la pressione oculare ed è uno degli esami fondamentali nella prevenzione del glaucoma.
Esistono due metodiche principali. La prima utilizza un getto d’aria, il cosiddetto tonometro a soffio: è un esame che non tocca l’occhio ma che può risultare fastidioso perché molti pazienti reagiscono istintivamente chiudendo le palpebre.
La seconda è la tonometria ad applanazione, considerata ancora oggi il riferimento internazionale. In questo caso si instilla un collirio anestetico e si utilizza un piccolo strumento che appoggia delicatamente sulla cornea. È una procedura assolutamente sicura e indolore, anche se richiede una maggiore collaborazione da parte del paziente.
Nella pratica quotidiana entrambi i sistemi sono molto affidabili e spesso vengono confrontati per verificare la precisione delle misurazioni”.
Qual è invece il ruolo della pachimetria?
“La pachimetria misura lo spessore della cornea. È un dato molto importante perché tutti i tonometri sono tarati su uno spessore corneale medio. Se la cornea è più sottile o più spessa del normale, la pressione misurata può risultare rispettivamente sottostimata o sovrastimata.
Oggi questo esame viene eseguito con strumenti ottici che non toccano l’occhio e non provocano alcun fastidio. Generalmente è sufficiente eseguirlo una sola volta nella vita adulta, perché lo spessore corneale rimane stabile, salvo particolari patologie o interventi chirurgici.
Nei pazienti che vengono monitorati per sospetto glaucoma la pachimetria è ormai considerata un esame di routine”.
Perché uno spessore corneale ridotto rappresenta un fattore di rischio?
“Per due motivi. Il primo è che una cornea sottile tende a far misurare una pressione oculare più bassa di quella reale, con il rischio di sottovalutare il problema.
Il secondo è che diversi studi hanno dimostrato come i pazienti con cornea sottile abbiano una maggiore predisposizione a sviluppare danni glaucomatosi. Probabilmente questo dipende anche dalle caratteristiche anatomiche dell’occhio e dalla minore capacità di proteggere il nervo ottico dalle variazioni pressorie.
Per questo motivo lo spessore corneale è oggi uno dei parametri che consideriamo nella valutazione complessiva del rischio”.
L’esame del fondo dell’occhio richiede sempre la dilatazione della pupilla?
“L’esame completo del fondo oculare prevede la dilatazione della pupilla mediante appositi colliri. Per qualche ora il paziente vede sfocato e può essere infastidito dalla luce, ma è un passaggio indispensabile quando è necessario valutare accuratamente la retina periferica.
Per osservare invece la macula e il nervo ottico, in molti casi è possibile effettuare una valutazione anche senza dilatazione. Tuttavia, questo dipende da diversi fattori: la grandezza naturale della pupilla, l’eventuale presenza di una cataratta iniziale o di altre opacità che rendono più difficile l’osservazione.
Sarà quindi l’oculista, durante la visita, a decidere se sia sufficiente l’esame senza dilatazione oppure se sia opportuno eseguire un controllo completo del fondo oculare”.
12. In che modo alimentazione e abitudini incidono sulla vista
“Lo stile di vita incide molto, come del resto avviene per tutte le patologie legate all’invecchiamento e ai disturbi del metabolismo. Un’alimentazione equilibrata e una buona nutrizione generale riducono il rischio di sviluppare molte malattie oculari, anche se naturalmente non possono eliminarlo completamente.
Un ruolo importante è svolto dai cosiddetti retino trofici, cioè integratori che favoriscono il metabolismo della retina. Con l’avanzare dell’età molte persone non seguono più una dieta varia ed equilibrata: consumano poca frutta e verdura oppure, pur mangiando correttamente, assorbono meno alcuni nutrienti a causa di problemi digestivi o metabolici. In questi casi gli integratori possono contribuire a garantire un adeguato apporto di sostanze utili alle strutture oculari.
Va però chiarito che non rappresentano una soluzione miracolosa. Per valutarne l’efficacia sono necessari dosaggi adeguati e trattamenti protratti anche per uno o due anni, monitorando nel tempo l’evoluzione della retina. Esistono inoltre pazienti che, probabilmente per motivi genetici, rispondono poco o nulla a questi prodotti, anche se oggi non disponiamo ancora di test in grado di individuarli con precisione.
La ricerca sta sviluppando nuove metodiche che consentano di veicolare direttamente nell’occhio alcune sostanze utili, ma al momento siamo ancora nella fase sperimentale e non esistono evidenze sufficienti per formulare indicazioni valide per tutta la popolazione”.
Quali sono i cibi più salutari per la vista?
“La cosa più importante è seguire una dieta ricca e variata, privilegiando frutta e verdura di colori diversi. Non bisogna concentrarsi sul singolo alimento, come mirtilli o carote: ciò che conta è l’insieme dell’alimentazione.
Per avere un termine di paragone, la quantità di sostanze contenute nei moderni integratori retino trofici corrisponde, in una persona anziana, a un consumo davvero elevato di frutta e verdura. Le linee guida nutrizionali consigliano infatti dalle cinque alle sette porzioni al giorno: stiamo parlando di quantità importanti, non certo trascurabili”.
13. Tre consigli pratici per mantenere gli occhi in salute
1.
“Il primo consiglio è non trascurare mai la prevenzione e utilizzare gli occhiali quando sono necessari. È falsa la convinzione secondo cui indossarli significhi “abituare” l’occhio. Al contrario, non correggere un difetto visivo significa affaticare continuamente l’apparato visivo.
L’affaticamento cronico può favorire congiuntiviti ricorrenti, mal di testa, difficoltà di concentrazione, oscillazioni della vista e una maggiore stanchezza durante il lavoro.
È importante anche distinguere questi disturbi dall’ambliopia, il cosiddetto occhio pigro, che è una condizione completamente diversa. Si sviluppa quando il cervello privilegia un occhio rispetto all’altro, spesso per piccoli strabismi o differenze di vista tra i due occhi. Deve essere diagnosticata durante l’infanzia, perché oltre una certa età diventa irreversibile.
2.
Chi rimanda troppo a lungo l’uso degli occhiali rischia inoltre di avere maggiori difficoltà ad adattarsi quando la correzione diventa inevitabile. In questi casi spesso è necessario prescrivere gradazioni più elevate e il cervello fatica maggiormente ad abituarsi, con un periodo di adattamento più lungo e fastidioso.
3.
Infine, è fondamentale proteggere gli occhi dall’eccessiva esposizione alla luce solare e prestare attenzione all’utilizzo dei videoterminali. Oggi molti monitor consentono di ridurre l’emissione delle componenti luminose più affaticanti e questo rappresenta già un aiuto importante.
Non bisogna però trascurare l’ergonomia della postazione di lavoro: l’altezza corretta del monitor, una postura comoda, l’assenza di riflessi e un’illuminazione uniforme contribuiscono in modo determinante a ridurre l’affaticamento visivo. Spesso molti dei disturbi lamentati da chi trascorre ore davanti allo schermo dipendono proprio da questi aspetti, più ancora che dal monitor stesso”.
A cura di Lorenzo Chierici
Ufficio Stampa 3C Salute


